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Archivio Catechesi
Giovani
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Tempo di
Avvento
Vieni Signore Gesù
Il tempo sacro dell' Avvento, ci immette nella dinamica di un nuovo anno
liturgico (ciclo B), che il Signore ci dà la grazia di iniziare.
L'evento centrale della celebrazione liturgica della Chiesa resta sempre
Cristo Gesù, nel mistero della sua morte e risurrezione, verso il quale converge
la lunga attesa del passato e si sviluppa la tensione della salvezza futura.
Nello scorrere dell'anno liturgico il periodo dell'Avvento ci invita a
comprendere e contemplare gli eventi che prefigurano l'incontro tra Dio e
l'uomo. Tutta questa realtà si fa evidente nella incarnazione del figlio di Dio
nato da Maria, annunciato da Isaia e da altri profeti e indicato presente da
Giovanni Battista. Tutte questa figure ci parlano di Gesù che è venuto ( passato
), viene (presente) e verrà e per questo il nostro atteggiamento, specialmente
in questo periodo, deve essere basato sulla vigilanza e sull'attesa, ma anche
sull'accoglienza, sicuri della venuta di Gesù come unico Salvatore della nostra
vita.
I primi cristiani pregavano con insistenza "Vieni Signore Gesù" ed è curioso
pensare che a pregare così fossero proprio quelli per i quali il Signore era
appena venuto. Essi avevano compreso che l'avvento del Signore non è un mistero
che si è concluso con la sua nascita ma è una realtà che continua nel tempo fino
a quando Egli ritornerà in maniera definitiva e si instaurerà il suo Regno.
La nostra vita serve come strada dell'avvento del Signore. La nostra
testimonianza di cristiani che hanno riposto tutta la loro speranza in Gesù
è il grido incessante che sale verso il Padre.
Anche se ci circonda tanta violenza, tanto pessimismo tanto buio e anche
tanta confusione, noi guardiamo avanti perchè la nostra certezza è la venuta del
Signore. Il nostro compito è un po' come quello dei Profeti: annunciare, con la
testimonianza di una vita santa, la salvezza portata da Gesù. Accogliendolo
nella nostra vita, vivendo in pienezza questo tempo di grazia, diventiamo anche
noi seminatori di speranza.
All'inizio dell'avvento chiediamo a Maria di aiutarci ad
accogliere Gesù nel nostro cuore:
Maria, Vergine della speranza,Vergine dell'attesa,
insegnaci ad aspettare con fede, semplicità e umiltà,
l'avvento di tuo Figlio.
Rendi il nostro cuore simile al tuo , luogo accogliente
dove Dio si fa carne. Amen
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I Domenica di Avvento
«VEGLIATE! »
(Mc 13,33-37)
Il brano evangelico di questa prima
domenica di Avvento, è tutto una variazione sul tema della vigilanza: inizia con
le parole "guardate, vigilate", al centro raccomanda due volte di vegliare e
alla fine estende a tutti l'esortazione "vegliate". Veglia chi desidera una
presenza ancora assente e nella grande notte del mondo il discepolo è posto come
sentinella, per svolgere la sua funzione profetica (Ez 3,16).
La storia è un cammino alla sequela del
Signore, verso il quale tendiamo. Il suo venire a noi è ormai il nostro andare a
Lui: il ritorno del Figlio è affidato ai nostri piedi, come fratelli che
camminano come Lui ha camminato. La vigilanza allora è l'occhio del cuore aperto
sul Signore per vederlo mentre viene in ogni presente, in ogni situazione e in
ogni uomo; l'operosità è la mano per compiere con responsabilità l'incarico che
abbiamo ricevuto.
"E' come uno che è partito per un
viaggio dopo aver dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito"...Il
Signore Gesù se ne è andato da noi e ci separa da Lui lo stesso cammino che lui
ha fatto quando era tra noi. Egli ci ha trasmesso e affidato il suo stesso
potere, quello di Figlio che ama il Padre e i fratelli: esso ci viene dal dono
dello Spirito ed è il potere della parola che rimette i peccati, scaccia i
demoni, porta alla conversione, fa riconoscere il Signore....Ma "a ciascuno è
data una manifestazione particolare dello Spirito, per l'utilità comune"(1 Cor
12,7): il Signore non ha dato tutto a tutti, perchè non ci chiudessimo
nell'autosufficienza. Ha dato a ciascuno qualcosa, perchè ognuno serva il
fratello in ciò che ha, e sia servito in ciò che non ha, per vivere così nel
servizio reciproco.
Gli ultimi versetti del Vangelo ci
invitano a vegliare costantemente per vivere da figli della luce e del giorno,
rivestiti del Signore, in ogni ora della notte: così ogni ora sarà un incontro
con Lui e un passo verso l'incontro decisivo. "Di sera, o a mezzanotte, o al
canto del gallo, o all'alba": sono le varie ore della notte e richiamano il
racconto della passione. La sera Gesù consegnò il suo corpo come cibo ai suoi
discepoli, a mezzanotte agonizzò e fu tradito, al canto del gallo fu rinnegato e
all'alba fu condannato. Le quattro ore in cui vegliare corrispondono ai quattro
momenti in cui i discepoli sono colti dal sonno.
Siamo invitati da Signore a
vegliare, perchè l'arrivo dello Sposo non ci sorprenda addormentati ma svegli,
desti, con la lampada accesa, colma dell'olio della carità che ci permette di
offrire i nostri doni, i nostri talenti, per il bene di ogni uomo.
Maranathà, vieni Signore
Gesù!
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II Domenica di Avvento
«DOPO DI ME VIENE UNO
PIU' FORTE DI ME»
(Mc 1,1-8)
Il vangelo di questa seconda domenica di Avvento si apre con l'annuncio
della buona novella: la parola Vangelo significa infatti "buona notizia",
annuncio gioioso dell'amore di Dio Padre per ogni uomo, amore incarnato da Gesù,
nato per la nostra salvezza. Leggiamo nel primo versetto "Principio del Vangelo
di Gesù": in questa parola echeggia l'inizio della Bibbia, quando Dio creò
l'universo. Egli è sorgente della sua creatura e Gesù è il principio di un mondo
nuovo, dimora dell'uomo nuovo. Gesù stesso è la buona notizia, la sua
"carne" ci rivela chi è Dio.
In questa pagina del Vangelo appare la figura di Giovanni Battista, destinato da
Dio stesso a preparare le vie del cuore degli uomini per riconoscere ed
accogliere il Messia. L'evangelista Marco legge l'opera del Battista alla luce
dell' Antico Testamento, servendosi di una citazione del profeta Isaia: Giovanni
è "l'angelo" che precede la venuta di Gesù e la"voce" che annuncia la libertà
dalla schiavitù.
Giovanni è la voce e Gesù sarà la Parola: come la parola non può esprimersi
senza voce così Gesù non può esprimersi senza Giovanni e le sue richieste; e
come la voce senza parola è priva di senso, così ogni nostro desiderio senza
Gesù rimane privo del suo vero senso. Si può dire che tutta l'umanità è come un
vociare che trova nel Verbo incarnato la parola che pienamente la esprime.
Il battesimo di Giovanni nel deserto, luogo di incontro vero con Dio, dove Egli
si fa vicino alla nostra misera umanità, riporta alla esperienza originaria di
disponibilità a conoscere e accogliere l'azione di Dio. Il vangelo di Gesù è
destinato a chi si sente perduto, a chi sa di aver peccato ed attende il perdono
di Dio, sicuro della sua infinita misericordia.
E' interessante notare la caratterizzazione di Giovanni: era vestito di peli di
cammello, un animale che porta i pesi altrui e attraversa il deserto, come farà
Cristo; egli è il primo discepolo che segue, precedendolo di un passo, il suo
maestro. I fianchi cinti sono il simbolo della continenza, della
sobrietà e della disponibilità ad incamminarsi come discepolo: mangiava locuste
e miele selvatico simboli della Parola di Dio che scaccia i demoni ed è più
dolce del miele.
Colui che viene, dice il Battista, dilatando ogni attesa dell'uomo, ci
battezzerà nello Spirito Santo, cioè ci immergerà nella vita stessa di Dio: il
desiderio abissale che il Padre ha messo nell'uomo è il bisogno di lui.... ora
lo colma pienamente con il dono di sé.
Maranathà, vieni signore Gesù!
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III Domenica di Avvento
«IO,VOCE DI UNO CHE GRIDA NEL
DESERTO»
( Gv 1,6-8.19-28)
La terza domenica del tempo di avvento, ci accompagna nella conoscenza
dell'opera di Giovanni Battista e ci introduce nel cuore della sua predicazione.
Egli è un uomo inviato da Dio per rendere testimonianza alla Parola e alla luce:
il fine della sua testimonianza, come quella dei profeti e dei sapienti, è
quello di risvegliare i fratelli alla luce, di introdurli al dialogo con Dio che
li porta a vivere la loro verità.
Giovanni non è la luce,
ma rende testimonianza alla luce con la sua vita e le sue parole: ha nel cuore e
vive la Parola, che proclama anche agli altri perchè non cada in oblio quella
che è la vita di tutto.
Egli testimonia la
verità confessando la realtà conosciuta, senza cadere nella tentazione di
negarla: la sua autotestimonianza inizia con tre "no". Egli non è Elia, non è il
Cristo, non è il profeta: ciò che uno non è lo de-finisce, ponendogli i suoi
limiti e aprendolo all'accoglienza dell'altro.
Dopo aver chiarito ciò
che non è, egli non dice "io sono", riservato nel Vangelo a Gesù, ma "io voce" :
Giovanni è voce che grida la Parola della quale è testimone. Egli è inviato dal
Padre a preparare i cuori degli uomini per ricevere il battesimo di Gesù, per
aprire la strada della conversione per ogni persona.
"Il Battista,
totalmente aperto al dono di Dio, compie il passaggio dal desiderio al
desiderato, dall'attesa all'atteso. E' figura di ogni uomo che riconosce la luce
della Parola che brilla nella creazione: è un "illuminato" che sa di non essere
la luce." ( S. Fausti).
La luce della Parola,
che nel nostro cuore si fa carne,risplende e ci rende suoi testimoni
della Verità.
Maranathà, vieni Signore
Gesù!
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IV Domenica di Avvento
«SU TE STENDERA' LA SUA OMBRA
LA POTENZA DELL'ALTISSIMO»
(Lc 1, 35)
La liturgia della Parola di questa IV domenica di Avvento, ci presenta due
immagini complementari. La prima è quella della casa: il Re Davide vuole
costruire una casa a Dio, dove porre l'arca, simbolo della presenza e del
cammino di Dio nella storia dell'uomo. L'uomo pretende di costruire una dimora
al Dio potente che ha fatto uscire il popolo dall'Egitto: desidera quasi
"imprigionarlo" nei suoi schemi ma Egli irrompe nei pensieri del Re
sottolineando il primato della sua iniziativa( cfr. vv.8-12 prima lettura)
Lui che scelse Davide dai pascoli e lo rese capo d'Israele, Lui che sceglie i
piccoli e annulla i disegni superbi dei potenti, disperdendo i ricchi nei
pensieri del loro cuore, decide di fissare la sua dimora, di racchiudere lo
splendore della Sua maestà, nel grembo di una vergine. In Lei, promessa sposa di
un uomo della casa di Davide, si realizza la promessa di Dio.
Nel vangelo dell'Annunciazione l'Angelo entra nella casa di Maria, nella casa
del suo cuore e della sua vita e le annuncia la nascita del Messia, dell'atteso
da tutte le genti. Il suo grembo verginale sarà la vera dimora di Dio e
allargando lo sguardo, il cuore di ogni uomo, purificato dal cammino di
conversione a cui richiamava e invitava il Battista, diverrà l'arca di Dio, la
Sua presenza tra la gente.
Possiamo notare un particolare: l'evangelista Luca non cita il termine casa ma
dice "entrando da lei"..."partì da lei": egli sottintende questa parola quasi a
sottolineare che la finitezza di una casa non può racchiudere il mistero che
narra. La Grazia di Dio e il dono dello Spirito hanno bisogno di una
disponibilità totale e non di uno spazio delimitato. Maria viene sconvolta nella
sua stessa esistenza dalla chiamata di Dio e risponda con il dono totale di sé... questa
accade anche per noi ogni volta che permettiamo a Dio di entrare in comunione
d'Amore con noi.
La seconda immagine è quella della tenda: in Gv 1,14 si dice che Dio viene ad
abitare in mezzo a noi, ma la traduzione esatta è "pose una tenda". Nella prima
lettura, al versetto 2, si parla dell'arca di Dio che sta sotto una tenda. Maria
verrà adombrata dallo Spirito Santo che la avvolge e la protegge; lo Spirito
diventa allora la protezione, il Paraclito del dono di Dio. Maria, e in lei
ciascuno di noi, viene difeso dallo Spirito che stende la sua ombra, come una
tenda che ripara dai pericoli e dalle tempeste della vita.
Allora risuona l'invito di Isaia: "Allarga lo spazio della tua tenda,stendi i
teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi
paletti, poiché ti allargherai a destra e a sinistra" (Is 54,2)
Allarghiamo la tenda del nostro cuore per accogliere il dono immenso di un Dio
che si fa uomo: il nostro cuore accogliente diventerà la sua dimora.
"Il mio dio si è fatto carne per farmi Dio"
(Beata Angela da Foligno)
Maranathà, vieni Signore Gesù!
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Tempo
di Quaresima
In cammino verso la Pasqua
La
cenere e l'acqua
"Con il suggestivo rito dell'imposizione delle ceneri
prende avvio il tempo sacro della quaresima durante il quale la liturgia rinnova
ai credenti l'appello a una radicale conversione, confidando nella divina
misericordia.
La quaresima dunque comincia con il gesto delle
ceneri, ma finisce con quello dell'acqua della notte pasquale. Cenere
all'inizio, acqua battesimale alla fine. La cenere sporca, l'acqua pulisce; la
cenere parla di distruzione e morte, l'acqua è fonte di vita e di rigenerazione.
Il segno penitenziale delle ceneri, sorto dalla tradizione biblica e conservato
dalla Chiesa, consente ai fedeli di riconoscersi bisognosi del perdono di Dio ed
entrare nel tempo destinato alla purificazione e alla conversione.(....)
Il mercoledì delle ceneri segna ogni anno l'inizio
del tempo di quaresima: il lavorio interiore che dobbiamo fare in questo tempo è
espresso dalla consegna che ci verrà fatta con l'imposizione delle ceneri
"Convertiti e credi al Vangelo". Il vangelo di questo giorno ci indica come
realizzare la conversione: attraverso il digiuno, la preghiera e l'elemosina
riconsiderando attentamente l'ambito della nostra relazione con Dio, con il
prossimo, con la creazione, con noi stessi. Così parteciperemo della salvezza e
del perdono che Dio vuole donarci. In questo giorno la cenere sul nostro capo è
come un velo che ci copre da penitenti.
Le altre parole che accompagnano questo gesto
"Ricordati che sei polvere" evocano la nostra piccolezza, ma soprattutto
rimandano alle nostre origini e all'azione del Creatore: "Il Signore Dio
modellò l'uomo dalla polvere della terra"(Gen 2,7). Ascoltare queste parole
mentre ci viene imposta la cenere, aiuta a renderci conto della nostra
situazione di creature uscite dalle mani di Dio, che si sforzano di ritornare a
Lui, dal quale ci sentiamo amati e nel quale speriamo.
L'impegno più profondo che dobbiamo realizzare lungo
la quaresima è riconoscere il nostro peccato, accogliere la Parola di Cristo e
sforzarci di conformare la nostra vita alla sua. Tutti gli inviti alla
conversione assumono significato davanti a Cristo "che è stato messo a
morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra
giustificazione" (Rm 4,25). Da questa prospettiva, quella vissuta durante il
periodo quaresimale,è solo un saggio della radicale conversione che la
celebrazione della Pasqua ci inviterà a vivere." (Tratto da "La vita in Cristo e nella Chiesa"
N.5 Marzo 2006)
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I Domenica
di Quaresima
Gesú
e lo Spirito Santo
"E subito lo Spirito lo spinse nel
deserto" (Mc 1,12). E' lo Spirito che era disceso sotto forma di colomba.
«Vide - dice Marco - i cieli aperti e lo Spirito come colomba discendere e
fermarsi su di lui». Considerate quanto dice: fermarsi, cioè restare con lui,
non sostare e poi andarsene. Giovanni stesso dice in un altro Vangelo: "E chi mi
ha mandato mi ha detto: - Colui sul quale vedrai discendere e fermarsi lo
Spirito Santo" (Gv 1,33). Lo Spirito Santo discese su Cristo e si fermò su di
lui: quando invece discende sugli uomini non sempre si ferma. Infatti nel libro
di Ezechiele, che raffigura in immagine il Salvatore (nessun altro profeta, e mi
riferisco ai maggiori, viene chiamato «Figlio dell'uomo», come Ezechiele), si
legge: "La parola del Signore fu diretta a Ezechiele profeta" (Ez 1,3). Qualcuno
dirà: - Perché tanto spesso citi il profeta? Perché lo Spirito Santo discendeva
sul profeta, ma di nuovo se ne allontanava. Quando si dice che «la parola del
Signore fu diretta» si intende chiaramente che lo Spirito Santo di nuovo tornava
dopo essersene andato. Quando siamo colti dall'ira, quando offendiamo qualcuno,
quando siamo presi da tristezza mortale, quando i nostri pensieri sono
prigionieri della carne, crediamo forse che lo Spirito Santo rimanga in noi?
Possiamo forse sperare che lo Spirito Santo sia in noi quando odiamo il nostro
fratello, o quando meditiamo qualche ingiustizia? Dobbiamo invece sapere che,
quando ci applichiamo ai buoni pensieri o alle buone opere, allora abita in noi
lo Spirito Santo: ma quando al contrario siamo colti da un pensiero malvagio, è
segno che lo Spirito Santo ci ha abbandonato. Per questa ragione, a proposito
del Salvatore sta scritto: «Colui sul quale vedrai discendere e fermarsi lo
Spirito Santo, quegli è...».
"Dopo la cattura di Giovanni ritornò Gesú in Galilea" (Mc 1,14). Il racconto è
noto, e appare chiaro agli ascoltatori, anche senza la nostra spiegazione.
Preghiamo però colui che ha la chiave di David, colui che apre e nessuno chiude,
che chiude e nessuno apre (cf. Ap 3,7), affinché ci apra la recondita via del
Vangelo, ed anche noi si possa dire insieme a David: "Mostrati ai miei occhi, e
io contemplerò le bellezze della tua legge" (Sal 118,18). Alle folle il Signore
parlava in parabole, e parlava esteriormente. Non parlava nell'intimo, cioè
nello spirito; parlava con il linguaggio esteriore, secondo la lettera.
Preghiamo noi il Signore, affinché ci introduca nei suoi misteri, ci faccia
entrare nel suo segreto abitacolo, e possiamo anche noi dire, insieme con la
sposa del Cantico dei Cantici: "Il re mi ha introdotto nel suo ricettacolo" (Ct
1,3). L'apostolo dice che un velo fu posto sugli occhi di Mosè (cf. 2Cor 3,13).
Io dico che non soltanto nella legge, ma anche nel Vangelo c'è un velo sugli
occhi di chi non sa. Il giudeo lo ascoltò, ma non lo capì: per lui c'era un velo
sul Vangelo. I gentili ascoltano, ascoltano gli eretici, ma anche per loro c'è
il velo. Abbandoniamo la lettera insieme ai giudei, e seguiamo lo spirito con
Gesú: e non perché dobbiamo condannare la lettera del Vangelo (tutto ciò che fu
scritto s'è avverato), ma per poter salire gradualmente verso le cose piú
elevate.
«Dopo la cattura di Giovanni, ritornò Gesú in Galilea». Domenica scorsa dicemmo
che Giovanni è la legge, mentre Gesú è il Vangelo. Giovanni infatti dice: "Viene
dopo di me uno che è piú forte di me, e io non sono degno, abbassandomi, di
sciogliergli la correggia dei calzari". E altrove: "Egli deve crescere, io
scemare" (Gv 3,30). Il paragone tra Giovanni e Gesú, è il paragone tra la legge
e il Vangelo. Dice ancora Giovanni: "Io battezzo con acqua" (ecco la legge),
mentre "egli vi battezzerà nello Spirito Santo" (Mc 1,8: questo è il Vangelo.
Dunque Gesú torna, perché Giovanni è stato chiuso in carcere. La legge è
rinchiusa, non ha piú la passata libertà: ma dalla legge noi passiamo al
Vangelo. State attenti a quanto dice Marco: «Dopo la cattura di Giovanni ritornò
Gesú in Galilea». Non andò in Giudea né a Gerusalemme, ma nella Galilea dei
gentili. Gesú torna, insomma, in Galilea: Galilea nella nostra lingua traduce il
greco Katakyliste. Perché prima dell'avvento del Salvatore non vi era in quella
regione niente di elevato, ma, anzi, ogni cosa precipitava in basso: dilagava la
lussuria, l'abiezione, l'impudicizia e gli uomini erano preda dei vizi e dei
piaceri bestiali.
"Predicando la buona novella del regno di Dio" (Mc 1,14). Per quanto io mi
ricordo, non ho mai sentito parlare del regno dei cieli nella legge, nei
profeti, nei salmi, ma soltanto nel Vangelo. E' infatti dopo l'avvento di colui
che ha detto: "E il regno di Dio è tra voi" (Lc 17,21), che il regno di Dio è
aperto per noi. Gesú venne dunque predicando la buona novella del regno di Dio.
"Dai giorni di Giovanni Battista il regno dei cieli è oggetto di violenza, e i
violenti se ne fanno padroni" (Mt 11,12): prima dell'avvento del Salvatore e
prima della luce del Vangelo, prima che Cristo aprisse al ladrone la porta del
paradiso, tutte le anime dei santi erano condotte all'inferno. Dice Giacobbe:
"Piangendo e gemendo discenderò all'inferno" (Gen 37,35). Chi non va
all'inferno, se Abramo è all'inferno? (cf. Lc 16,22). Nella legge, Abramo è
condotto all'inferno: nel Vangelo, il ladrone va in paradiso. Noi non
disprezziamo Abramo, nel cui seno tutti desidereremmo riposare: ma ad Abramo
preferiamo Cristo, alla legge preferiamo il Vangelo. Leggiamo che, dopo la
risurrezione di Cristo, molti santi apparvero nella città santa. Il nostro
Signore e Salvatore ha predicato in terra e ha predicato all'inferno: e quando è
morto, è disceso all'inferno per liberare le anime che laggiú erano prigioniere.
"Predicando la buona novella del regno di Dio e dicendo: E' compiuto" il tempo
della legge, viene il principio del Vangelo, "si avvicina il regno di Dio" (Mc
1,14-15). Non disse: è già venuto il regno di Dio; ma disse che il regno si
avvicinava. E cioè: Prima che io soffra la passione, prima che io versi il mio
sangue, non si aprirà il regno di Dio; per questo, esso ora si avvicina, ma non
è qui perché ancora non ho sofferto la passione.
"Pentitevi e credete alla buona novella" (Mc 1,15): non credete piú alla legge,
ma al Vangelo, o, meglio, credete al Vangelo per mezzo della legge, cosí come
sta scritto: "Dalla fede alla fede" (Rm 1,17). La fede nella legge rafforza la
fede nel Vangelo. (Girolamo, Comment. in Marc., 1-2)
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II Domenica di Quaresima
La
Trasfigurazione, purificazione della Chiesa
"Abbiamo sentito, mentre si leggeva il Vangelo, il
racconto della grande visione nella quale il Signore si mostrò a tre discepoli,
Pietro Giacomo e Giovanni. "Il suo volto splendeva come il sole" - questo vuol
significare lo splendore del Vangelo. "Le sue vesti divennero bianche come neve"
- e questo sta a dire la purificazione della Chiesa, della quale il Profeta
disse: "Anche se i vostri peccati saranno rossi come la porpora, li farò bianchi
come la neve" (Is 1,18). Elia e Mosè parlavano con lui, poiché la grazia del
Vangelo riceve testimonianza della Legge e dai Profeti. Per Mosè s'intende la
Legge, per Elia s'intendono i Profeti. Pietro suggerì che si facessero tre
tende; una per Mosè, una per Elia, una per Cristo. Gli piaceva la solitudine del
monte; lo annoiava il tumulto delle cose umane. Ma perché voleva fare tre tende?
Non sapeva che Legge, Profeti e Vangelo provengono dalla stessa origine? Difatti
fu corretto dalla nube. "Mentre diceva questo una nube lucente li avvolse". Così
la nube fece una sola tenda, perché tu ne volevi tre? E una voce dalla nube
disse: "Questo è il mio figlio diletto; ascoltatelo" (Mt 17,1-8). Elia parla, ma
"ascoltate questo". Parla Mosè, "ma ascoltate questo". Parlano i Profeti, parla
la Legge, ma "ascoltate questo", voce della Legge e lingua dei Profeti. Era lui
che parlava in loro, poi parlò da se stesso, quando si degnò di farsi vedere.
"Ascoltate questo"; ascoltiamolo. Quando parlava il Vangelo, sappiate ch'era la
voce della nube; di là è giunta fino a noi. Sentiamo lui; facciamo ciò che ci
dice, speriamo quanto ci promette."(Agostino, Sermone 791)
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III Domenica di Quaresima
"Distruggete
questo tempi e in tre giorni lo farò risorgere"
(Gv2,15)
La liturgia
della Parola di questa domenica è incentrata sulla figura del tempio, luogo di
incontra tra l'umano e il divino, deposito delle norme necessarie all'uomo per
mantenere la vita. Il brano evangelico narra l'irruzione di Gesù nel tempio di
Gerusalemme e il suo intervento contro coloro che profanano questo luogo santo.
Il Vangelo
di Giovanni sembra fare da specchio, riportando una attualizzazione negativa,
del primo precetto dato da Dio a Mosè sul monte Sinai. Caduti nella idolatria, i
Giudei hanno fatto della casa del Signore un luogo di mercato, prostrandosi ai
piedi dei propri affari e dei propri interessi. Questo brano nella economia del
vangelo di Giovanni viene subito dopo il miracolo di Gesù a Cana dove dà inizio
all'alleanza nuova. Ora a Gerusalemme si proclama nuovo tempio.
Se
l'alleanza a Cana manca del vino buono così il tempio di Gerusalemme è divenuto
un luogo di mercato; ma come Egli ha fatto dell'acqua il vino nuovo, così farà
del tempio distrutto la casa del Padre. I sinottici mettono questa scena alla
fine del ministero da Gesù: Giovanni la pone all'inizio dandole un senso
programmatico che si capirà alla fine.
Alla luce
della resurrezione, i discepoli, e con loro ciascuno di noi, potranno
comprendere la verità di questa Parola. All'inizio di questo brano ci vengono
date due collocazioni spazio-temporali: il tempo è la Pasqua in cui si celebra
la salvezza e il luogo è Gerusalemme.
A
Gerusalemme e di Pasqua si compirà l'ora di Gesù, il vero agnello sarà immolato
e Lui diventerà il nuovo tempio: Egli entra nel tempio per purificarlo dagli
idoli e per presentarsi come il vero santuario dove il Padre può essere adorato
in Spirito e verità.
Il corpo di
Gesù, dopo la sua morte e resurrezione, diventerà il luogo dell'incontro tra Dio
e l'uomo: dimorando in Lui siamo nella casa del Padre, "pietre vive impiegate
per la costruzione di un edificio spirituale"(1 Pt 2,5)
Purifichiamo allora il tempio del nostro cuore da tutti i nostri idoli per farvi
abitare solo lo Spirito del Dio vivente. In un cuore purificato custodiremo la
legge del signore e, camminando in essa, avremo la vita.
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IV Domenica di
Quaresima
«Dio
ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito»
(Gv 3,16)
La liturgia della
parola di questa settimana ci invita a fissare il nostro sguardo su Gesù, il
Figlio dell'uomo innalzato, luce che ci fa venire alla luce, compimento della
legge, amore pienamente realizzato di Dio per l'uomo e dell'uomo per Dio.
Al popolo, morso dai
serpenti, Mosè mostrò, elevato come stendardo un serpente di bronzo e chi levava
in alto lo sguardo era guarito dal veleno mortale. Il crocifisso è paragonato a
questo serpente: in Lui vediamo il male del nostro peccato ma anche il bene che
Dio ci vuole. Egli infatti è l'agnello che porta il male del mondo,facendosi lui
stesso maledizione, per manifestarci il suo amore incondizionato. Vedendolo in
croce non possiamo più dubitare.
Il fine del suo
essere innalzato è aderire a lui, sorgente della vita eterna: questo è il dono
che Dio fa ad ogni uomo, è lo Spirito, l'Amore tra il Padre e il Figlio, la vita
stessa di Dio.
Gesù, con il suo
sacrificio sulla croce ci testimonia l'amore di Dio per noi, ci introduce nella
pienezza della vita e della luce. Il giudizio per chi, pur conoscendola, non
accoglie la Parola diventata carne, è quello di preferire le tenebre alla luce,
la morte alla vita.
La Parola si è fatta
carne per salvare questo mondo che non ha accolto la luce e si è condannato alle
tenebre. Per questo ogni uomo, come Nicodemo deve rinascere dall'alto, dallo
Spirito, per introdursi nella vita divina.
Nel Figlio innalzato
vediamo la Verità: conoscendo la verità su noi stessi, sulla nostra vita, sulla
storia, possiamo "fare la verità" e vedere in Gesù l'amore con cui siamo amati.
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V
Domenica di Quaresima
«Vogliamo
vedere Gesù» (Gv 12,21)
"Vogliamo
vedere Gesù". E' con questa desiderio nel cuore e sulla bocca che alcuni greci
si presentano agli apostoli i quali trasmettono la richiesta a Gesù. Ma ecco che
Gesù sembra rispondere sfiorando appena la domanda. Inizia un discorso sulla sua
ora che è venuta, sulla sua vicina glorificazione, sul chicco di grano che deve
morire sulla terra per poter dare il frutto. Infine Gesù conclude - ecco la
risposta ai greci - "quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me".
Essi
volevano vedere Gesù. ma il Gesù che cammina ancora sulle vie di Gerusalemme non
è visibile per quello che veramente è. Né il desiderio di quei greci, né
l'approccio da essi fatto agli apostoli potevano cambiare qualcosa. Più tardi,
quando Gesù avrà attraversato la sua Pasqua, quando sarà stato innalzato su una
croce, gettato nella terra come ilo chicco di grano, quando sarà stato
glorificato dal Padre, allora non solamente sarà ben visibile, ma sarà lui
stesso che, dall'alto della croce di gloria, attirerà tutti a lui.
Nell'attesa
ci sarà la Pasqua e quell'ora adesso è molto vicina. Un'ora che Gesù non sembra
intravedere in modo particolarmente esaltante. Al contrario, quell'ora lo turba.
Nel bel mezzo della sua esposizione sul chicco di grano, un improvviso
smarrimento si impossessa di Gesù. Come nell'orto del Getsemani, secondo il
racconto dei sinottici, Gesù entra in crisi e in agonia, cioè in una lotta
interiore. Ma egli vive l'agonia in preghiera.
Consiste in
questo il segreto di Gesù e della Pasqua. Gesù si avvicina alla morte come
farebbe qualsiasi altro uomo: preso dalla pena e dallo sconforto, desiderando
fuggirvi se fosse possibile. Ma pasqua significa proprio che quell'ora doveva
venire, non perchè Gesù eviti la morte ma perchè vi entri abbandonando corpo e
anima al Padre.
Potremmo
veramente conoscere Gesù solamente in quel momento quando, in alto sulla croce,
il Padre avrà glorificato il Figli e il Figlio il Padre. Gesù attira non solo
per contemplarlo e conoscerlo, ma anche perchè lo seguiamo sulla stessa strada
su cui ci ha preceduti. Vedere e conoscere Gesù richiede di passare dove Egli è
passato, di attraversare la stessa prova abbandonandoci altrettanto ciecamente e
tranquillamente al medesimo amore del medesimo Padre: "Se uno mi vuol servire,
mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo." (Andrè Louf "Solo l'amore vi basterà")
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Domenica di
Resurrezione
Vide
due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei
piedi, dove era stato deposto il corpo di Gesù. Donna – chiesero – perché
piangi? Chi cerchi?” (Gv 20,13-13). Ben sapevate, angeli santi, perché piangeva
e chi cercava; perché ricordandoglielo l’avete indotta di nuovo al pianto? Ma si
avvicina la gioia di una consolazione insperata, perciò scorrano pure il pianto
e il dolore in tutta la loro forza.
“ Si
voltò indietro e vide Gesù che stava in piedi; ma non sapeva che era Gesù” (Gv
20,14). O amabile, consolante spettacolo dell’amore. E’ sempre lui che è cercato
e desiderato, che si nasconde e si manifesta, si nasconde per essere cercato più
ardentemente, per essere trovato con gioia e trattenuto con sollecitudine, per
non essere mai più abbandonato, finché non venga introdotto nella stanza del suo
amore, per farne la sua dimora. In questo modo la Sapienza gioca sulla terra e
trova le sue delizie tra i figli degli uomini.
“Donna
perché piangi? Chi cerchi?(Gv 20,13-13). Possiedi Colui che cerchi e lo ignori?
Possiedi la vera ed eterna gioia e piangi? Possiedi dentro di te colui che
cerchi al di fuori. Davvero sei accanto al sepolcro e piangi di fuori: la tua
mente è il mio sepolcro. Qui riposo, non morto, ma vivente per l’eternità. La
tua mente è il mio giardino. Hai giudicato bene: io ne sono il custode. Io, che
sono il secondo Adamo, lavoro e custodisco il mio paradiso: il tuo pianto, il
tuo amore, il tuo desiderio, sono opera mia. Mi possiedi in te e non lo sai, per
questo mi cerchi fuori. Ecco che allora apparirò all’esterno per ricondurti
all’interno e tu possa trovare dentro di te colui che cerchi fuori.
“Maria”
(Gv 20,16), ti ho conosciuta per nome; impara a conoscermi per fede. “Rabbuni!”
cioè “Maestro!”. E’ come se dicesse: insegnami a cercarti, insegnami a toccarti
e a cospargerti d’unguento.
“Non
toccarmi” come uomo, né come mi toccasti e ungesti prima, quando ero soggetto
alla morte. “Non sono ancora salito al Padre mio” (Gv 20,17): non hai ancora
creduto che io sono uguale al Padre, costerno e consustanziale. Credi questo e
mi toccherai, come quella donna che toccò la frangia della mia veste e fu subito
guarita. Perché? Perché mi toccò con la sua fede.
Con
questa mano toccami, con questi occhi cercami, con questi passi affrettati ad
accorrere a me, perché non sono lontano da te. Io sono infatti un Dio che si
avvicina, sono parola sulla tua bocca e nel tuo cuore. Che cosa è più vicino
all’uomo del suo cuore? Là mi trova, chiunque mi trova. Le cose esteriori,
infatti, sono visibili: anch’esse sono opera mia, ma sono transitorie e caduche.
Io invece, che ne sono l’artefice, abito nel più profondo dei cuori puri.
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Tempo pasquale
II Domenica
di Pasqua
L'apostolo Tommaso
(Gv 20,24-29)
Era l'ottavo giorno, Signore,
quando entrasti da loro nuovamente;
hai appagato il desiderio del discepolo,
l'incredulo Tommaso.
Egli ha palpato la ferita del tuo fianco
E dei chiodi il sacro foro;
per questo abbiamo ricevuto la «Beatitudine»
noi che, come loro, non ti abbiamo visto.
Io credo con tutta la mia anima,
ti confesso mio Signore e Dio;
come lui, a gran voce lo proclamo,
come l'ho appreso per la sua parola.
Rendimi degno in quell' estremo giorno,
quando verrai in tutta la tua gloria,
di vederti in quello stesso corpo
per abbracciarti con l'amor del cuore.
(Nerses Snorhalí)
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III Domenica
di Pasqua
Il
forziere chiuso delle divine Scritture
Fratelli e Padri, la conoscenza spirituale somiglia ad una casa costruita in
mezzo alla conoscenza mondana e pagana, in cui, come un forziere solido e ben
custodito, la conoscenza delle Scritture divinamente ispirate e il tesoro di
ineffabile ricchezza che esso racchiude sono depositati - ricchezza che mai
potranno contemplare coloro che entrano nella casa, a meno che il forziere non
venga loro aperto. Ma non è cosa dell'umana sapienza (cf. 1Cor 2,13) poter mai
arrivare ad aprirlo, motivo per cui resta sconosciuta a tutti gli uomini del
mondo la ricchezza depositatavi dallo Spirito.
Un uomo che ignorasse il tesoro che vi è deposto, potrebbe caricarsi persino il
forziere, in tutto il suo peso, recandoselo persino sulle spalle; del pari, egli
potrebbe leggere e imparare a memoria, nella sua totalità, la Scrittura,
citandola come si trattasse di un sol salmo, ignorando il dono dello Spirito
Santo che vi è dissimulato. Infatti, non è per il forziere che è svelato il
contenuto del forziere, né per la Scrittura che è svelato il contenuto della
Scrittura. Di che dono si tratta, dunque? Ascolta.
Tu vedi un cofanetto solidamente chiuso da ogni lato e per quanto tu possa
supporre - dal suo peso e dalla sua eleganza esterna, o semplicemente perchè
qualcuno te ne ha parlato - che racchiude al suo interno un tesoro, avrai un bel
prenderlo in tutta fretta e andartene: qual profitto, dimmi, ne trarrai a
portartelo sempre appresso, chiuso e sigillato, senza aprirlo? Tu non vedrai
mai, in questa vita, il tesoro che vi sta dentro, non ammirerai mai lo splendore
delle sue pietre, l`oriente delle perle, il bagliore folgorante dell'oro. Che ci
guadagnerai, se non sei ritenuto degno di prenderne la benché minima parte per
acquistarti un po` di cibo o qualche vestito, mentre invece, pur portandoti
dietro il forziere sigillato che include un tesoro immenso e senza prezzo, tu
soccombi alla fame, alla sete e alla nudità? Niente, punto e basta!...
Alla stregua di uno che prende un libro sigillato e chiuso e non può leggervi
cosa c`è scritto o riuscire a capire di che si tratta - abbia pure appreso tutta
la sapienza del mondo -, finchè il libro resta sigillato (cf. Is 29,11), così
avverrà di chi, come abbiamo detto, potrà aver sempre in bocca le Scritture, ma
non potrà mai conoscere e considerare la mistica e divina gloria e virtù che ad
un tempo vi sono celate, a meno di percorrere la via di tutti i comandamenti di
Dio e di ricevere l'assistenza del Paraclito, che gli apra le parole come un
libro e gli mostri misticamente la gloria che esse racchiudono; di più, che gli
riveli. insieme alla vita eterna che li fa scaturire, i beni di Dio nascosti in
quelle parole, beni che rimangono velati e assolutamente invisibili per tutti
coloro che li disprezzano e peccano per negligenza.
(Simeone Nuovo Teologo, Catech., 24)
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IV Domenica
di Pasqua
Il
buon pastore offre la vita
per le pecore
"Padre mio, mi consegno nelle Tue
mani
Padre mio, mi affido a Te
Padre mio mi abbandono a Te
Padre mio, fa di me quel che ti
piacerà
Qualunque cosa Tu faccia di me, Ti
ringrazio;
grazie di tutto; sono pronto a
tutto;
accetto tutto; Ti ringrazio di
tutto.
Purché la Tua Volontà
Sia fatta in me mio Dio,
purché la Tua Volontà
Sia fatta in tutte le tue
creature,
in tutti i tuoi figli,
in tutti quelli che il Tuo cuore
ama.
Non desidero niente altro, mio Dio
Consegno la mia anima nelle Tue
mani ;
Te la dono mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché Ti amo,
ed è per me un bisogno d’amore
il donarmi,
il consegnarmi nelle Tue mani
senza misura;
mi consegno nelle Tue mani
con una fiducia infinita
perché Tu Sei il mio Padre"
(Charles de Foucauld)
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V Domenica
di Pasqua
«Io
sono la vite, voi i tralci» (Gv
15,5)
"Io sono la vite, voi i
tralci". Io sono il principio della vostra fioritura: perchè vi stupireste
quindi che una goccia di sangue del mio cuore sia penetrata in tutti i vostri
sensi e in tutte le vostre energie? E che, delicatamente, i pensieri del mio
cuore si infiltrino nel vostro cuore tutto occupato dalle cose di questo mondo?
E che si faccia sentire un mormorio, un ronzio che giorno e notte risveglia in
voi un'attrazione verso l'amore?
Verso l'amore che vuole
soffrire, verso l'amore che, associato al mio, abbia un potere redentore? E
ancora che nasca in voi il desiderio ardente di rischiare e giocare tutte le
vostre forze e la vostra stessa vita per i fratelli e, completare nel vostro
corpo, ciò che manca ancora, ciò che deve assolutamente mancare alle mie
sofferenze, finchè io non abbia sofferto la mia passione in tutti i miei
rami e in tutte le mie membra?
E' certo infatti che nessuno
di voi è riscattato da altri se non da me, ma io sono il redentore universale
solo in unione con tutti voi. (Hans Urs von Balthasar)
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ASCENSIONE
DEL SIGNORE
"Discende dal cielo: ha
appuntamento con l'umanità, con Maria, i pastori e i Magi,
con i dodici, i poveri e i peccatori, con ciascuno di noi.
Cammina sulle strade della
Palestina, sull'acqua del lago, attraverso i campi di grano
nella valle del Cedron: ha appuntamento con il figliol
prodigo e la pecora smarrita; con noi, con te.
Sale a Gerusalemme, la città
che uccide i profeti: ha appuntamento con Giuda, con
Erode, con Ponzio Pilato, appuntamento con la morte; la
sua, la mia.
Discende agli inferi: ha
appuntamento da sempre con Adamo e con me per prendermi per
mano.
Sale al cielo: ha appuntamento
con il Padre nello Spirito, con gli angeli e gli
arcangeli, con Abramo e Davide, con Mosè, Elia e Giovanni
Battista.
Mi prepara un posto."
(D. Rimaud)
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