|
| II domenica del tempo ordinario - Gv 1,35-42
Chi cerca Cristo cerca anche i suoi patimenti e non rifugge la sofferenza
dal "Commento sul salmo 118" di sant'Ambrogio, vescovo
La Sapienza dice: "Il beffardo ricerca la sapienza, ma invano" (Pr 14,6); non perché il Signore non voglia farsi trovare dagli uomini, lui che si offre a tutti, anche a quelli che non lo cercano; ma perché dal beffardo è cercato con tali azioni che lo rendono indegno di trovarlo. Del resto, Simeone che lo attendeva con animo retto, lo trovò. Andrea lo trovò e disse a Simone: "Abbiamo trovato il Messia" (Gv 1,41). Anche Filippo dice a Natanaele: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret" (Gv 1,46). E per mostrargli che avevano trovato veramente il Cristo aggiunse: "Vieni e vedi" (Gv 1,46). Quindi che cerca il Cristo venga, non con passi terreni, ma con la disposizione dell'anima: cerchi di vederlo non con gli occhi, ma con lo sguardo interiore. L'Eterno infatti non si può vedere con gli occhi del corpo, "poiché le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne" (2 Cor 4,18). Il Cristo dunque non è nel tempo, ma è generato dal Padre prima del tempo; in quanto Dio, vero Figlio di Dio, e in quanto perfezione eterna, è fuori del tempo, e nessun limite di tempo lo circoscrive; in quanto è vita, al di sopra del tempo e come tale non sarà mai raggiunto dal giorno della morte. "Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio" (Rm 6,10). Comprendi ciò che ha detto l'Apostolo? "Egli morì al peccato una volta per tutte". Cristo è morto una volta sola per te peccatore: tu, dunque, dopo aver ricevuto il battesimo non peccare più. E' morto una sola volta, e muore una sola volta, non più volte per i singoli. Tu, uomo, sei peccato: per questo il Padre onnipotente rese peccato il suo Cristo: lo fece uomo perché portasse i nostri peccati. Per me, dunque, il Signore Gesù è morto al peccato "perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio" (2 Cor 5,21). Per me è morto, per poter risorgere per me. E' morto una sola volta e una sola volta è risorto. E tu che sei morto, sepolto e risuscitato con lui per il battesimo, guardati bene, dopo essere morto una volta, dal tornare a morire. Ora non morresti più al peccato ma al perdono: sei risorto, non morire una seconda volta, perché "Cristo risuscitato dai morti non muore più, la morte non ha più potere su di lui" (Rm 6,9). Allora la morte se lo era assoggettato? Certo, dal momento che dice"non ha più potere su di lui", vuol dire che prima questo potere lo ha avuto. Non sciupare questo dono, o uomo! Per te Cristo si è sottomesso al potere della morte, per liberare te dal suo giogo. Ha accettato la schiavitù della morte per donare a te la libertà della vita eterna. Perciò chi cerca Cristo cerca anche i suoi patimenti e non rifugge dalla sofferenza. "Nell'angoscia ho gridato al Signore, mi ha risposto e mi ha tratto in salvo" (Sal 117,5). Buona è quindi la sofferenza che ci rende degni di essere ampiamente esauditi dal Signore. Essere da lui esauditi è infatti una grazia. Perciò che cerca Cristo non sfugge la tribolazione e chi non la sfugge viene trovato dal Signore. Non sfugge chi accoglie i comandamenti di Dio nel cuore e con le opere.
III domenica del tempo ordinario - Mc 1,14-20
Un colpo di fulmine
da "Solo l'amore vi basterà. Commento spirituale al Vangelo di Marco", di André Louf
Non è più il profeta Giona che parte per proclamare la Parola di Dio, né Giovanni Battista, l'ultimo e il piu grande fra i profeti appena arrestato, ma Gesù in persona. Egli percorre la Galilea proclamando il Vangelo di Dio: "Il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo perché il tempo è compiuto ". L'apparizione di Gesù dà origine ad un capovolgimento. Il tempo volge alla pienezza. Non è più quello di ieri, tempo di preparazione e di presagi. Ecco, ora, la piena realtà: Gesù, realtà di Dio su questa terra, in mezzo a noi uomini. Ora, anche la predicazione di Giona e la precipitosa conversione degli abitanti di Ninive non sono che un umile presagio dell'Avvenimento caduto sulle nostre teste dacchè Gesu è apparso. In Lui c'è qualcosa di ben più grande che in Giona. Al suo passaggio, Gesu mette tutto a soqquadro. A cominciare da coloro che avvicina e che gli prestano orecchie e cuore. Simone e il fratello Andrea, Giacomo e il fratello Giovanni che stanno gettando o riparando le reti, alla chiamata di Gesù lasciano la loro barca, i loro garzoni ed anche il padre per seguirlo. E non per qualche giorno, nè per un certo periodo ma per sempre. E lo seguono per qualcosa di completamente diverso, nuovo e sconosciuto, intuito solo nella vaga indicazione di Gesù: “Vi faro diventare pescatori di uomini”. Strappandoli così ai loro parenti e al loro lavoro, Gesù li strappa a tutto ciò che dava un senso alla loro vita, ai loro affetti, alle loro ambizioni. Essi lasciano dietro tutto questa, già sfuggito dalle loro mani prima che se ne siano accorti, storditi come sono dall'invito di quel giovane rabbi in cerca di discepoli. Gesù è passato nella loro vita come un uragano, come ciclone e ha fatto piazza pulita. Quando ne hanno preso coscienza era troppo tardi, era già successo. Anche se avessero voluto impuntarsi, resistere, non ci sarebbe stato niente da fare. Qualcosa di più forte, qualcuno infinitamente più deciso li aveva preceduti senza possibilità di ribattere parola . La cosa peggiore, la più strana ed anche la più conso1ante è che non viene loro fatta nessuna violenza. Al contrario, con loro grande sorpresa, si sentono pienamente consenzienti a ciò che sta loro capitando, non hanno rimpianti anzi, si sentono felici, avvinti, pazzi di gioia e già un po' ebbri d'amore. L'idea di guardare indietro, o di fare un gesto per liberarsi da quello strano ma dolce incantesimo, non li sfiora neanche. La chiamata, la vocazione, il capovolgimento che arriva a chi, per la prima volta, incontra veramente Gesù rassomiglia ad un colpo di fulmine, inesplicabile, ma portatore di gioia. Ora, niente, assolutamente niente sarà come prima e le conseguenze saranno incalcolabili. Non tutti debbono lasciare seduta stante famiglia, averi, professione. No. Alcuni solamente, e non per merito loro. Ma, anche coloro che conserveranno tutto quanto loror apprtiene nel mondo, non lo possiederanno più allo stesso modo. Lo sguardo di Gesù, la luce di Gesù, si sono posati su tutte le cose, su ogni viso e hanno trasformato tutto. "Quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero - ci diceva san Paolo (1 Cor 7,29-31) - quelli che comprano come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero". Gesù è passato attraverso le cose del mondo e ciascuna ha rivìcevuto un nome nuovo. Noi le riceviamo dalla sua mano per qualche tempo ancora, ma ce ne serviamo diversamente, secondo il loro vero valore, perché le cose del mondo non hanno prezzo che in rapporto a Gesù e al suo regno imminente. Veramente il tempo si è fatto breve, dice s.Paolo, perché, segnato dalla Pasqua di gesù, vi soppravviverà solo ciò che è chiamato a rinascere nella Risurrezione. Ogni giorno possiamo incontrare Gesù ed esserne sconvolti. Non dobbiamo avere nessun timore. Gesù non si annuncia mai attraverso la paura, ma attraverso un grande e incoercibile desiderio che egli esaudisce sempre, quando viene l'ora, al di là di ogni aspettativa.
IV domenica del tempo ordinario - Mc 1,21-22
Insegnava come uno che ha autorità
dalle "Omelie su Matteo", di san Giovanni Crisostomo, vescovo
Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise a insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento (Mc 1,21-22). Certo era logico che la gravità del discorso li turbasse e si sentissero storditi per la sublimità dei precetti; ma in verità era tanto eloquente la forza del Maestro, da affascinare molti di essi persuadendoli a non allontanarsi da lui terminato il discorso, per il gusto provato all'udirlo. Infatti, quando discese dal monte gli ascoltatori non se ne andarono, ma tutta la massa lo seguì, tanto fascino aveva ispirato loro la sua dottrina. Ma soprattutto ammiravano la sua potenza. Infatti non parlava riportando parole di altri, come i profeti e Mosè, ma in ogni parola dimostrava di avere egli stesso l'autorità. Dopo aver citato spesso la legge, aggiungeva: "Ma io vi dico"; e ricordandosi il giorno del giudizio, indicava se stesso come giudice sia del castigo che del premio. Per questo, sembrava logico che rimanessero turbati. Se gli scribi, che ne avevano visto la potenza nelle opere, gli scagliarono contro pietre e lo scacciarono, com'era possibile che là, dove la sua forza interiore si mostrava solo con le parole, queste non creassero in loro perplessità, tanto più che erano state pronunciate all'inizio, prima ancora che egli manifestasse tangibilmente la sua potenza? Tuttavia non ne soffrivano: quando infatti l'uomo è retto e saggio, facilmente accetta l'insegnamento della verità. I farisei, sebbene i miracoli proclamassero il suo potere, rimanevano urtati: questi, invece, al solo ascoltare la sua parola, si sottomettevano e lo seguivano. L'evangelista lo dice espressamente: "molta folla lo seguiva"; non dunque alcuni dei prìncipi e degli scribi, ma tutti quelli in cui non era malizia e che avevano il cuore sincero. In tutto il vangelo scorgi sempre questo tipo di seguaci. Quando parlava lo ascoltavano in silenzio, senza interromperlo o disturbare il suo discorso, senza tentarlo né cercare l'occasione di coglierlo in fallo come facevano i farisei; e quando aveva finito di parlare lo seguivano pieni di ammirazione. Vorrei che tu con me la prudenza del Signore, come usi modi diversi secondo l'utilità degli uditori, passando dai miracoli alle parole e subito dalle parole ai miracoli. Infatti, prima di salire sul monte guarì molti, onde preparare la strada a ciò che doveva dire. E dopo aver terminato questo lungo discorso tornò ai miracoli, confermando le parole coi fatti. Poiché infatti "insegnava come uno che ha autorità", affinché questo modo di ammaestrare non sapesse di pompa o di ostentazione, lo traduce immediatamente nelle opere: guarisce anche le malattie come uno che ne ha il potere, sicché vedendolo compiere in tal modo i miracoli, non rimanessero più turbati dai suoi insegnamenti.
V domenica del tempo ordinario - Mc 1,29-39
Dio cerca gli uomini, non le cose umane
dai "Discorsi", di san Pietro Crisologo, vescovo
Chi ascolterà attentamente imparerà dal vangelo di oggi per qual motivo il Signore del cielo, il restauratore dell'universo sia entrato nelle povere dimore terrene dei suoi servi. Ma non c' da meravigliarsi che si sia avvicinato a tutti affabilmente, lui che con tanta bontà era venuto per soccorrere tutti. Considerate che cosa abbia attirato Cristo alla casa di Pietro: certo non il desiderio di riposare, ma l'infermità della paziente; non la necessità di mangiare, ma l'opportunità di salvare; il mettere a servizio il suo potere divino, non il farsi servire sontuosamente dagli uomini. In casa di Pietro non si versavano vini, ma lacrime. Per questo Cristo vi entrò: non per banchettare, ma per ridare la vita. Dio cerca gli uomini, non le cose umane; desidera donare i beni celesti, non ricevere quelli terreni; Cristo viene per recuperare noi, non per chiedere le nostre cose. "Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre". Cristo, entrato in casa di Pietro, si occupa subito di ciò per cui è venuto: non considera l'aspetto della casa, non le folle che gli vengono incontro, non l'onore di quanti lo salutano, e neanche bada all'accorrere dei congiunti; non si interessa certo del decoro dei preparativi, ma guarda solo al gemito dell'inferma, all'arsura della febbricitante. La vede grave al di là di ogni speranza umana e subito stende la mano all'azione divina: non aveva quasi fatto in tempo a piegarsi verso l'umanità sofferente di lei, che già lei sorgeva dal giaciglio incontro alla divinità di lui. "Le toccò la mano e la febbre scomparve". Guardate come la febbre abbandona chi è preso per mano da Gesù: l'infermità non resiste davanti all'autore della salute; non v'è accesso per la morte là dove è entrato colui che dà la vita.
VI domenica del tempo ordinario - Mc 1,4-45
Grande è la prudenza e la fede di colui che si avvicina
dalle "Omelie su Matteo", di san Giovanni Crisostomo, vescovo
"Signore se vuoi puoi guarirmi". E' grande la prudenza e la fede di questo lebbroso che si avvicina a Cristo. Non interrompe il suo discorso, né si fa strada tra la folla degli ascoltatori, ma attende il momento opportuno: si accosta quando Cristo discende dal monte. E non lo supplica in modo qualunque, ma con molto fervore, prostrandosi ai suoi piedi, con fede sincera e con una giusta opinione di lui. Infatti non gli dice: se tu supplichi Dio; oppure: se lo pregassi; ma: "Se vuoi, puoi guarirmi". Né disse : Signore, guariscimi; ma affida tutto a lui e testimonia così che egli è padrone di guarire o no e ne riconosce il pieno potere. Ma il Signore, avendo spesso parlato con umiltà di molte cose che non erano adeguate alla sua gloria, che cosa dice qui per confermare l'opinione di coloro che guardavano ammirati alla sua potenza? "Lo voglio, guarisci!". Pur avendo compiuto tanti e così strepitosi miracoli, non risulta che abbia mai parlato come in questa circostanza. In realtà, qui, per confermare nel popolo e nel lebbroso la fede nel suo potere, premette: "Lo voglio!". Né lo dice senza farlo, ma subito alle parole segue il fatto. Non si accontentò di dire: "Lo voglio, guarisci!", ma contemporaneamente "stese la mano e lo toccò"; la qual cosa è degna di di maggior riflessione. Come mai, infatti, mentre lo guarisce con la volontà e la parola, aggiunge il tocco della mano? Penso che l'abbia fatto unicamente per mostrare che anche in questa circostanza che lui non è soggetto alla legge, ma la di sopra della legge; e anche come da quel momento niente più vi sarebbe stato di immondo per i puri. Il Signore infatti non era venuto solo per guarire i corpi, ma anche per condurre le anime all'amore della sapienza. Perciò come altrove dice che non è più proibito mangiare senza lavarsi le mani e come istituisce quell'ottima legge che permette di cibarsi di qualunque cibo, così agisce in questo caso per insegnare che bisogna curare l'anima mantenendola pura, senza far caso delle esteriori purificazioni e temendo soltanto la lebbra spirituale che è il peccato. Gesù quindi per primo tocca il lebbroso e nessuno lo rimprovera. Quel tribunale infatti non era corrotto e la folla che ne era spettatrice non era guastata dall'invidia: perciò non solo non lo criticano, ma presi dallo stupore per il miracolo, si ritirano adorando la sua inestimabile potenza che si manifestava nella parole e nelle opere. Così, dopo aver guarito il corpo, gli ordinò di non dirlo a nessuno, ma di mostrarsi al sacerdote e fare la sua offerta. Non lo guarì in modo che potesse rimanere qualche dubbio sulla sua guarigione; ma gli ordinò di non dirlo a nessuno, per insegnarci a fuggire l'ambizione e la vanagloria. In altre circostanze Gesù ordinò di non esaltare la sua persona, ma di dare gloria Dio; così, mentre nel caso di questo lebbroso guarito ci insegna a non metterci in mostra e a fuggire la vanagloria. altre volte invece ci vuole esortare a essere grati e memori dei benefici ricevuti: in ogni caso ci ammaestra a rendere a Dio tutta la lode.
VIII domenica del tempo ordinario - Mc 2,18-22
Cristo con la sua venuta rinnovò tutto
dal trattato "Contro le eresie" di sant'Ireneo, vescovo
Leggete più attentamente il vangelo trasmesso dagli apostoli, leggete con maggiore attenzione le profezie: troverete che in questo era stato predetto ogni atto, ogni insegnamento e tutta la passione di nostro Signore. Se allora viene da pensare: dunque, che cosa ha portato di nuovo il Signore con la sua venuta? Ebbene: colui che era stato preannunciato, con la sua venuta ha rinnovato tutto. Proprio questo infatti sarà predicato, che verrà fatta una cosa nuova per rinnovare e vivificare l'uomo. Dunque la nascita del re è preannunciata da questi servi mandati appunto a preparare chi dovrà accoglierlo e incontrarlo. Ora poi che il re è venuto e coloro che gli stanno soggetti sono pieni della gioia preannunciato e hanno ricevuto la libertà che viene da lui e partecipano della sua visione, ora che hanno udito i suoi insegnamenti e godono dei suoi doni, ormai non si chiederà più a quelli che annunziarono il suo avvento che cosa di nuovo abbia portato il Re. Beninteso, non avranno bisogno di domandarsela coloro che l'hanno conosciuto: infatti egli ha portato se stesso e i beni che erano stati predetti, ha donato agli uomini "cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo" (1 Pt 1,12). Egli venendo ha compiuto ogni cosa; e ancora oggi e fino alla fine del mondo porta a perfezione nella Chiesa la Nuova Alleanza prefigurata nella legge. Come avrebbero potuto i profeti predire l'avvento del Re e preannunciare la libertà che egli avrebbe donata e tutto ciò che il Cristo fece con la parola e con le opere e predire la sua passione e predicare il nuovo testamento, se avessero ricevuto l'ispirazione profetica da un altro dio che avesse ignorato l'inenarrabile Padre, il suo regno e le sue disposizioni, compiute dal Figlio di Dio venuto sulla terra negli ultimi tempi? Tutti i profeti infatti hanno annunciato queste medesime cose, ma in nessuno degli antichi si è realizzato. Se queste cose fossero avvenute a qualcuno vissuto nei tempi precedenti, certo quelli venuti dopo non le avrebbero annunziate come future. I profeti dunque non si riferivano che al Signore, nel quale coincidevano tutti gli avvenimenti preannunciati.
Solennità di Cristo Re - ciclo C
L'Anno Liturgico si chiude in modo molto significativo con la solennità
di Cristo Re per evidenziare il frutto del Mistero pasquale celebrato nel
corso dell'anno, il frutto appunto della sua regalità che il Signore
risorto, il Vivente, sta misteriosamente estendendo attraverso lo scorrere
delle generazioni umane, per consegnare questo Regno quando sarà
definitivamente realizzato, al Padre, alla fine dei tempi.
|
|
06010 Citerna (PG) - Località Zoccolanti, 8 ( 075/8592126 - 7 075/8592126 |